IL MARE

Sono sedotta dal moto tedioso delle onde, dal temperamento volubile, dai giochi di luci. Io il mare me lo porto dentro: la lontananza è una assenza, il ritorno un ristoro. Il mare è per me universo infinito, è simbolo di potenza vacua ed effimera. Al mare sogno: “Sono diventato un sogno. Non sento nulla, o non so cosa sento. Eppure mi pare di essere felice”

 

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Del mio passato,
sappilo, io sono ben consapevole.
Quel che mi è capitato l’ho sventrato,
analizzato,
ne ho fatto un’autopsia freddamente scientifica.
Ho fatto lunghi processi alle mie colpe,
mi sono autoassolta ma poi ho fatto ricorso in appello.
Ho fatto scelte difficili e non le ho sempre fatte solo per me,
ho cercato l’opzione che più mi sembrava giusta,
che raramente era anche la più facile.
Ho fatto sbagli e mi son autocompatita leccandomi le ferite per un po’.
Mi sono odiata,
a fondo,
e sono stata a lungo prigioniera delle mie ombre. Spesso continuo a preferirle alla luce.
Ho imparato a capire cosa voglio e ho imparato a lottare per averlo –
e tutto questo ha avuto un prezzo.
Il mio passato è una mappa spiegazzata,
con macchie di fango e anche un po’ di sangue.
Non è una brochure patinata, è solo quel che è.
Se te lo racconto non è per chiederti soluzioni o compatimenti,
se no andrei da un medico o da un prete.
È solo per spiegarti chi sono, e farti capire come sono arrivata fin qui.

(Catherine Black)

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Prima di esser schiuma saremo indomabili onde

Farò della parola tumulto e del tumulto schiuma d’onda. Saranno segrete lacrime liberate. E ne faremo destino.

Tu che hai trasformato ogni mio “dovevo” in splendidi “puoi”.

Non c’è sfiorare senza mutare. E nel mutare sorridere. Questo è accettarsi. E sorridere al destino.

E anche se spigoloso ami il mio essere talvolta scoglio perchè è lì che il tuo tumulto d’onda ama infrangersi.

Forse solo chi sorride fa suo il proprio destino.

Tu che di me ami anche i mutamenti. Sorridi nel mio morire e rinascere in mille forme: sei sostanza, sei respiro dei miei mari lunari.

L’inquietudine derivante dal tedio. Ecco cosa uccide il desiderio. Spegnendolo.

Non temiamo il destino. Non ci tireremo indietro. Prima di essere schiuma saremo indomabili onde.

Tu diventi desiderio.

Riscrittura di Cesare Pavese – Dialogo 7: schiuma d’onda (Dialoghi con Leucò)

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17 aprile

Ricordo quei momenti  come se fosse ieri: sento i freni, la macchina avanzare e le ruote che mi prendono. Mi schianto contro una macchina e mi ritrovo a terra. Nel rotolare e urlare il nome della mia amica mi mantengo la testa.

Era il 17 aprile 2018

È passato un anno ma non dimenticherò mai nulla: così come un neonato nasce nel dolore, io nel mio dolore sono rinata. La mia vita stava toccando il punto più basso del suo tempo: mi stavo separando, il fallimento, la depressione…
E nel bel mezzo di questo caos è arrivato lui: il destino che ha bussato alla mia porta, anzi l’ha tirata giù a calci.
Ero a terra, dolorante, urlavo e piangevo. Ma in quel gran casino la mia mente ha smesso di pensare a quelle cose che mi stavano uccidendo lentamente perché ha dovuto concentrarsi su qualcosa di più imminente: al pericolo di morte, a quell’istinto di sopravvivenza che in occasioni come queste prende il sopravvento. In quel momento, immersa nel mio dolore, mi sono sentita libera per la prima volta in vita mia; nulla più mi affliggeva, non avevo più nessun tipo di preoccupazione se non quella della sopravvivenza. La mia mente era totalmente sgombera da qualsiasi “rumore superfluo”.Per la prima volta in vita mia io ero sola e soltanto “IO”! Mamma e sogni infranti i miei unici due pensieri durante la spinta.

Prima ero una che dava tutto x scontato, che si lamentava del superfluo dando la colpa agli altri della sua infelicità e di qualsiasi cosa di negativo le capitasse.

Ma da dopo l’incidente ho iniziato a ragionare su tutte le piccole cose,  ed ho capito che noi SIAMO le piccole cose e tutto il resto non è nulla, solo creazioni mostruose della nostra mente dettate dalle bugie che ogni giorno ci raccontiamo, da un Ego infinito che ci mangia lentamente. Il mio problema ero io.

Ecco la mia vita è cambiata e continua ancora a cambiare. Il mio percorso è lontano dall’essersi concluso e  spero non   si concluda mai, perché ho scoperto che la vita è in continuo cambiamento, e i cambiamenti sono sempre e comunque una benedizione da accettare, sfruttare e assecondare, e non da combattere! Da li ho incontrato PERSONE provato emozioni VIVE ma sono stata definita pazza! Adoro che la gente mi dia della Pazza!!

La verità è che “quello che pensano gli altri” ha dettato i ritmi della mia vita x 36 anni e mi ha portato, come risultato, ad una profonda crisi. Ora voglio che la gente pensi che io sia pazza o incosciente perché oltre quel muro ci sarà  una sola che, incuriosisca, si avvicinerà dicendo: “amo la tua follia!”

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“La vittoria dell’occidente”

Oggi sul Corriere della Sera è apparsa una lunga recensione di Paolo Mieli al libro del sociologo Rodney Stark, La vittoria dell’Occidente (Lindau). Quest’ultimo libro, così come i precedenti, dimostra come il cristianesimo sia stato motore per lo sviluppo dell’umanità nella storia e punto di forza per l’Occidente.

Riporto qui un intervista all’autore:

SUPERIORITA’ OCCIDENTALE. Il ragionamento di Stark, evidenziato da Mieli, è che sono le idee a fare la differenza. E che è il mondo occidentale, basato sulla cultura greca prima e cristiana poi, ad aver dato linfa allo sviluppo. Un esempio? La polvere da sparo. La inventarono i cinesi, eppure per secoli non la utilizzarono per le armi da fuoco. «Già nell’antichità, su tantissime tecnologie cruciali la Cina era molto avanti rispetto all’Europa. Quando però i portoghesi vi arrivarono nel 1517, scrive provocatoriamente Stark, “trovarono una società arretrata in cui le classi privilegiate ritenevano più importante azzoppare le ragazzine bendando loro i piedi, che sviluppare tecniche agricole più produttive di quelle che avevano per far fronte alle frequenti carestie”».

Perché la società occidentale si è dimostrata nel corso dei secoli sempre superiore alle altre? «Perché la scienza e la democrazia sono nate in Occidente, insieme all’arte figurativa, ai camini, al sapone, alle canne dell’organo e a un sistema di notazione musicale? Perché è accaduto che, per parecchie centinaia di anni a partire dal XIII secolo, soltanto gli europei avevano gli occhiali e gli orologi meccanici? E successivamente telescopi, microscopi e periscopi? Per le idee, dice Stark: “solo gli occidentali hanno pensato che la scienza fosse possibile, che l’universo funzionasse secondo regole razionali che potevano essere scoperte”».

IL MEDIOEVO E LE CROCIATE. Stark, poi, propone una formidabile difesa del Medioevo, i cui secoli non furono mai «bui», anzi. «Il Medioevo è stato un’epoca di notevole progresso e innovazione, tra cui “l’invenzione del capitalismo”. La maggior parte degli europei “iniziarono a mangiare meglio di come avessero mai mangiato nel corso della storia e di conseguenza divennero più grandi e forti di coloro che vivevano altrove”. Nel 732, gli invasori islamici, quando penetrarono in Gallia, si trovarono di fronte “un esercito di franchi splendidamente armati ed addestrati e furono sconfitti”».
Così come le crociate, rilette da Stark fuggendo da molti stereotipi che ancora oggi vanno per la maggiore. «Non è vero che i crociati, in seguito, abbiano “marciato verso oriente per conquistare terre e bottino”. Anzi. Si erano “indebitati fino al collo per finanziare la propria partecipazione a quella che consideravano una missione religiosa”. I più “ritenevano improbabile la possibilità di sopravvivere e di tornare in patria (e infatti non tornarono)”. Come dimostrano le crociate, “per gli europei la vera base dell’unità era il cristianesimo, che si era trasformato in una ben organizzata burocrazia internazionale”. A tal punto che “sarebbe più corretto parlare di Cristianità più che di Europa, dal momento che, all’epoca, quest’ultima aveva ben poco significato sociale o culturale”».

CONTRO LA TESI DI MAX WEBER. «Uno dei fattori più importanti nel favorire l’ascesa dell’Occidente è stata la fede nel libero arbitrio», scrive Stark. «Mentre la maggior parte delle antiche società (se non tutte) credevano nel fato, gli occidentali giunsero alla convinzione che gli esseri umani sono relativamente liberi di seguire quello che detta la propria coscienza e che, essenzialmente, sono artefici del proprio destino». Dopo aver smontato «la famosa tesi di Max Weber secondo cui l’etica protestante sarebbe all’origine del capitalismo», Stark dimostra che una sorta di protocapitalismo nacque «molti secoli prima che esistessero i protestanti». «A metà del Trecento, dopo l’epidemia provocata dalla Peste Nera, “la scarsità di manodopera”, come ha dimostrato David Herlihy, “stimolò le invenzioni e lo sviluppo di tecnologie che consentissero di risparmiare forza lavoro. Quindi l’Europa medievale “vide l’ascesa del sistema bancario, di un’elaborata rete manifatturiera, di rapide innovazioni in campo tecnologico e finanziario, nonché una dinamica rete di città commerciali”. Va anticipato ad allora l’inizio, o quantomeno i “primi passi”, di quella che avremmo definito la “Rivoluzione industriale”. Già da molto tempo l’Europa era più avanti del resto del mondo in fatto di tecnologia, “ma alla fine del XVI secolo quel divario era ormai diventato un abisso”».

L’ESEMPIO DI LEPANTO. Mieli riporta infine un’osservazione che Stark fa a proposito della battaglia di Lepanto (ottobre 1571). «”Quando saccheggiarono le imbarcazioni turche ancora non affondate, i marinai cristiani vittoriosi scoprirono un autentico tesoro in monete d’oro a bordo della ‘sultana’, l’ammiraglia di Ali Pasha, e ricchezze quasi altrettanto ingenti furono trovate nelle galee di parecchi altri ammiragli. Il perché lo ha spiegato Victor Davis Hanson: “Non essendoci un sistema bancario, temendo una confisca qualora avesse scontentato il sultano e sempre attento a tenere i propri averi al riparo dell’attenzione degli esattori fiscali, Ali Pasha si era portato la sua immensa ricchezza a Lepanto”. Eppure, fa notare Stark, Ali Pasha “non era un contadino che nascondeva il surplus del raccolto, ma un membro dell’élite dominante… se una persona come lui non era in grado di trovare investimenti sicuri e non se la sentiva di lasciare i suoi soldi a casa, come era possibile che qualcun altro potesse sperare di far meglio?”. Il concetto che, in epoca medievale, la cultura islamica fosse molto più avanzata di quella europea “è un’illusione”. E in queste pagine sono trasparenti le allusioni agli abbagli provocati di recente dalle cosiddette primavere arabe. Più che trasparenti: esplicite».

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